LA LUNGA NOTTE DEL 13 NOVEMBRE

LA LUNGA NOTTE DEL 13 NOVEMBRE

Sono già passati due giorni dai tragici attentati parigini del 13 novembre. Ed io non sono ancora riuscito a realizzare quanto sia successo. Ancora adesso, non riesco ad elaborare le numerose sensazioni che si susseguono, i pensieri che mi travolgono, la paura, la rabbia, lo shock. Fare i conti con un attentato è un atto dovuto, non si ha scelta: o elabori o rimani paralizzato. Ma fare i conti con la ferocia di questi attentati richiede uno sforzo sovraumano. E’ qualcosa che ti colpisce nel profondo del cuore e che ti tocca da vicino, che ti lascia sgomento, senza parole e senza salivazione. La ricerca di calore diventa fondamentale per istinto: perché anche se non eri per strada in quel momento, la notizia di un numero crescente di vittime ti ferisce. Come mina all’istante la tua libertà di uscire di casa per vedere gli amici, fare la spesa, due passi o andare al lavoro senza il terrore di non tornare a casa la sera, di rivedere i tuoi cari.

Per prima cosa il mio pensiero va alle vittime, ai loro famigliari e a tutte quelle persone che hanno vissuto questi momenti tragici. Io sono solo un granello di polvere, che non era presente sul posto ma che ha vissuto questi eventi in modo diretto, da parigino d’adozione quale sono. Per una combinazione (fortunata) di eventi, primo dei quali il turno di reperibilità in ospedale per il sabato 14 novembre, ho desistito dall’acquisto dei biglietti per andare al concerto al Bataclan. Altrimenti avrei rischiato di essere una delle vittime, e questo, permettete la franchezza, mi ha provocato un brivido gelido lungo la schiena, mentre assistevo alla diretta degli assalti.
Come tutti i parigini sono rimasto basito da un gesto di violenza efferato e gratuito. A meno di dieci mesi dagli attentati di Charlie Hebdo, Montrouge e Porte de Vincennes, Parigi si trova assediata, ancora una volta, da pazzi estremi che, abusando del nome di una religione, convinti del loro fanastismo, decidono di arrogarsi il diritto di terrorizzare ed uccidere persone innocenti, colpendo la città nella cultura e nella sua libertà. Senza apparenti obbiettivi precisi, questi hanno assalito dei luoghi simbolo della vita quotidiana, culturale e sociale della capitale.

La notizia è arrivata in diretta col primo attentato, durante uno zapping serale tra i siti di informazione. Dapprima notizie frammentarie sull’attentato allo stadio, poi diverse sparatorie… fino alla tragica conferma del fatto che fosse in corso un attentato terroristico. Ancora, no!
In pochi secondi, reazioni e pensieri diversi mi hanno atterrito, mentre i giornalisti ricostruivano il puzzle complicato degli eventi in corso. Tra i locali menzionati mi è rimbalzato alle orecchie il nome di un ristorante, spesso suggerito dai colleghi di lavoro per una delle cene che siamo soliti organizzare. Poi la volta dello stadio, “ma non giocava la nazionale!?”. E a seguire la sparatoria nella strada vicino casa “a che altezza è successo?”. Ed infine il Bataclan “Cazzo, ma avrei dovuto esserci io…”
Ho trascorso la sera incollato ad un telegiornale on-line per avere maggiori informazioni ed aggiornamenti sugli eventi. Solo brutte notizie che peggioravano di minuto in minuto.

Ad un tratto, l’intervento di François Hollande, presidente della Francia, ha interrotto la diretta per annunciare i provvedimenti immediati: chiusura delle frontiere, il consiglio categorico di non uscire di casa e l’attuazione del “plan blanc”. Che prevede, tra le numerose precauzioni, quella per cui il personale sanitario viene richiamato al lavoro per la gestione della crisi. Panico totale. Cosa fare? Andare a lavoro? Restare a casa? Una telefonata richiamerà tutti in ospedale? In contatto coi colleghi, via via richiamati, ho scoperto che in virtù della mia reperibilità prevista per il giorno dopo, ero stato dispensato dal rientro in ospedale.
Quella notte, che per me è stata infinita, è proseguita nel disperato tentativo di prendere sonno e ricaricare le pile per la giornata successiva, che si preannunciava lunga e difficile. Tensione e nervosismo hanno prevalso su tutto, impedendomi di dormire (insieme alle sirene che suonavano senza tregua).

Ammetto che il “plan blanc” ha provocato in me sensazioni contrastanti. Da una parte, l’enorme rispetto ed ammirazione per tutti quei colleghi che hanno affrontato una delle notti di lavoro più lunghe e difficili della propria carriera, dall’altra, la sensazione di forte frustrazione per non aver partecipato attivamente all’azione di soccorso. Benché le ragioni pratiche, a volte, prevalgano sulla volontà e la voglia di aiutare il prossimo, me ne sono fatto una ragione dal momento che del personale riposato avrebbe dovuto rimpiazzare i colleghi sabato mattina.

Questi eventi hanno avuto un’enorme risonanza che si è tradotta con messaggi e telefonate da parte di genitori, amici e parenti, arrivati in grande quantità. Persone che hanno manifestato affetto e sostegno, che vorrei ringraziare di cuore per la vicinanza dimostrata in un momento così delicato. Chiedo scusa a coloro cui non ho risposto per motivi di tempo.

Adesso che ragione e lucidità si ristabiliscono dentro di me, mentre Parigi piano piano torna alla normalità, molti dubbi mi assalgono. A dieci mesi dalla strage di Charlie Hebdo, il programma di massima sicurezza civile (noto come Vigipirate) è stato presto abbandonato. Mi chiedo come potesse la Francia difenderci da questi attacchi. Ma soprattutto mi tormenta sapere che la maggior parte degli attentatori fossero vecchie conoscenze delle forze dell’ordine, lasciate a piede libero. Mi chiedo se fosse stato possibile intervenire prima, isolando questi individui dalla società. E sulla base di cosa non sia stato fatto. Negligenza? Superficialità? Mancanza di prove? Rabbrividisco davanti a quegli indizi, divenuti tali solo col senno di poi, che avrebbero potuto permettere di prevedere alcuni di questi attacchi, come quello al Bataclan. Ma non posso non riconoscere alla polizia, alla gendarmeria, all’esercito francese e ai pompieri (cui è toccato l’ingrato compito di estrarre i cadaveri) il merito di avere agito sul campo e di aver provveduto alla nostra sicurezza durante quella notte fatale e in questi giorni.

Personalmente mi sento violato. E’ stato violato il mio quartiere, le mie strade di riferimento, i luoghi che frequento, elementi salienti della mia vita quotidiana parigina. Resto ugualmente basito davanti agli inni di odio, ai titoli feroci di certi quotidiani nostrani, e all’ignoranza che continua a dilagare incontrastata. Perché l’Islam (né il Corano) non sono il nemico. Molti di coloro che hanno prestato soccorso erano di fede musulmana, non immigrati ma francesi. Chi attenta alla libertà dei popoli non sono i musulmani, così come ho letto di frequente nelle scorse ore, ma lo Stato Islamico, un covo di pazzi fratricidi. In questo periodo di oscurantismo, dovremmo tutti ricordarci che un sorriso, una carezza, possono sprigionare forme di umanità inaudita. Ed è con questa umanità che dobbiamo resistere. Perché siamo vivi, ora ed adesso. E la vita, libera e serena, che continua a scorrere, ci appartiene.

DIVENTARE INFERMIERE IN FRANCIA

DIVENTARE INFERMIERE IN FRANCIA

Ultimamente sempre più persone mi contattano per sapere come accedere alla formazione francese. Non sapendo rispondere alla domanda, ho deciso di informarmi con chi, contrariamente a me, ha ottenuto la propria laurea in Francia, e leggendo gli articoli che il web mette a disposizione.

Come ben saprete, da oltre dieci anni, l’Europa ha chiesto ai paesi membri di uniformare le formazioni universitarie. Questo ha fatto in modo che il vecchio ordinamento si trasformasse nel nuovo, secondo lo schema ormai noto a tutti : lauree triennali, specialistiche e dottorati di ricerca.

In Francia la riforma sulle formazioni infermieristiche statali è avvenuta in ritardo rispetto al resto d’Europa. Ma, ad oggi, il diploma francese si è uniformato alle normative europee. Tuttavia, benché le triennali siano fondamentali per poter esercitare il mestiere di infermiere, in Francia è possibile conseguire delle specializzazioni. Queste, in genere, organizzate in bienni, non prevedono necessariamente la specialistica (il master 1 e il master 2 francesi), ma un’esperienza di almeno due anni di attività. Procediamo con ordine.

La license en Sciences infirmières (IFSI), equivalente della triennale italiana.

Per iscriversi all’Università al fine di ottenere un Diplôme d’Infirmier d’Etat (IDE), sarà fondamentale essere un cittadino europeo, o essere in possesso di un permesso di soggiorno, in caso di nazionalità non comunitaria, possedere un diploma di scuola superiore (equivalente al bac francese) e avere ottenuto il DELF B2, la certificazione linguistica che attesta un livello tale per poter seguire i corsi. Se siete in possesso di questi requisiti potrete candidarvi per iscrivervi al primo anno.

A questo punto dovrete scegliere un’università. Se avete budget limitati, vi sconsiglio Parigi, perché è molto cara in termini di affitti e di costi della vita. Città più piccole come Lione, Strasburgo, Tolosa e Marsiglia, per esempio, potranno permettervi di approfittare meglio della vita da studente. Per trovare le università che propongono la formazione infermieristica, andate su google.fr e digitate « formation ifsi » + il nome della città dove vorreste studiare.

Per candidarvi, sarà opportuno scaricare il Dossier d’Inscription première année e inviarlo all’Università che avete scelto, stando bene attenti a fornire tutti i documenti richiesti. Attraverso questo link, potrete farvi un’idea : http://www.medecine.u-psud.fr/fr/inscriptions/formation-en-sciences-infirmieres.html

Se l’esito della commissione pedagogica, che esaminerà il vostro dossier di candidatura, sarà favorevole, occorrerà superare l’esame d’ammissione. Di cui troverete maggiori informazioni su questo sito : http://www.infirmiers.com/concours-ifsi/presentation-concours/conditions-acces-au-concours-admission-en-ifsi-concours-infirmier.html

Per prepararvi al meglio, avrete due possibilità : iscriversi ad una prépa, la preparazione all’esame presso un centro specializzato, o una formazione a distanza (online) ; oppure studiare da soli. In questo caso vi consiglio di acquistare dei libri come questi : http://www.infirmiers.com/boutique/boutique-infirmiere/prepa-concours-librairie-boutique-infirmiere.html

E ancora esercitarvi tramite questo sito che offre simulazioni gratuite : http://www.foad-spirit.net/preparation_concours/ifsi.php

Passato l’esame, diventerete studenti francesi. Sappiate che l’università in Francia è pubblica, ovvero le tasse non sono calcolate in base al reddito familiare, ma sono uguali per tutti. Considerate in media che la triennale costa tra i 150 e i 180 euro l’anno. E’ possibile ottenere delle borse di studio facendone richiesta al sito del Crous. (www.crous.fr)

I master, equivalente specialistica

Per quanto riguarda I Master, per iscriversi occorre essere in possesso di una triennale, con relativa traduzione asseverata e certificazione linguistica, il cui livello minimo richiesto è sempre il DELF B2. I master, tuttavia, sono poco allentanti dal punto di vista professionale, in quanto non favoriscono le assunzioni, ma costituiscono dei punti in più nel caso vogliate passare dei concorsi, come quelli per le specializzazioni. Ovviamente sono fondamentali se propendete per una carriera di ricerca o una carriera accademica.

Questo link vi permetterà di farvi un’idea sull’offerta formativa: http://www.medecine.u-psud.fr/fr/inscriptions/masters.html

Le tasse universitarie oscillano tra circa 200 e 250 euro l’anno.

Le scuole di specializzazione

Come accennato in precedenza, in Francia esistono ulteriori diplomi che hanno un peso maggiore rispetto al biennio che costituisce la specialistica. Per accedere a questo tipo di formazioni occorre essere in possesso di un diploma triennale d’infirmier d’état, IDE e avere un’esperienza professionale di almeno due anni. Per potere accedere alla formazione occorrerà superare un concorso.

Le formazioni servono per diventare Infermiere Anestesista (IADE), infermiere di blocco operatorio (IBODE) o per diventare caposala (ECOLE DE CADRE).

Queste formazioni sono in genere molto costose ed è per questo che, se lavorate per una struttura pubblica, questa potrà decidere di investire su di voi, prendendo a carico il costo della scuola, e permettendovi di guadagnare il vostro stipendio base durante i due anni di formazione. Questo, però, ha un prezzo : terminata la formazione sarete costretti a lavorare per l’ente che vi assume per cinque anni . Un prezzo che qualunque infermiere italiano sarebbe disposto a pagare (la certezza di lavorare per 5 anni ^_^ ).

Perdonatemi se sono stato impreciso, non facendo parte della mia esperienza, ho solo potuto raccogliere delle informazioni sulla formazione. Spero che queste piste potranno essere d’aiuto per coloro che hanno manifestato il desiderio di formarsi all’estero.

Bonne chance,

Marco

 

 

 

 

Il dono di organi e tessuti in Francia

Le Don d’organes et tissus en France – Il dono di organi e tessuti in Francia


Dopo aver participato ad una formazione sul dono di organi e tessuti ( La“Journée de sensibilisation sur le don d’organes et de tissus”) ho riflettuto sulle differenze che, in materia giuridica e bioetica, distinguono l’Italia dalla Francia.

Donare gli organi, seppur sia un gesto di estrema generosità, rimane una decisione molto difficile da prendere. Sia essa una donazione in vita o una volta defunti. Sono molte le ragioni che possono influire su questa decisione: religione, difficoltà ad accettare il lutto e la separazione, il concetto che ognuno ha del corpo. Ma cosa ben più importante nessuno deve sentirsi obbligato a fare dono dei propri organi. In Francia, infatti, la legge tutela il rifiuto alla donazione.

Dal momento che trovo la questione molto affascinante, approfitto della mia formazione per condividere con tutti coloro che sono senibili all’argomento ciò che ho appreso. Tuttavia, la legislazione di cui vi informerò riguarda unicamente lo Stato francese.

La Journée è stata organizzata dalla coordination des prélèvements d’organes et de tissus, Hopitaux universitaries Pitié-Salpetrière – Charles Foix , e si è svolta lunedi 9 marzo.

Ma entriamo nel vivo del discorso.

Cosa si intende per donatore di organi? Quali sono gli organi e i tessuti soggetti a tale donazione?
Seppur la domanda possa apparire banale, sorprenderà scoprire che molta gente ignora quali organi siano donabili. Quando si parla di donazione di organi, si pensa immediatamente al fegato e ai reni, forse al cuore; mentre i più informati non escludono i polmoni ed altro ancora.
Ecco, essere donatore di organi e tessuti significa rendere disponibili al prelievo: fegato, reni, intestino, pancreas, cuore, polmoni , per quanto riguarda gli organi; cornea, pelle, arterie, vene, ossa e valvole cardiache, per quanto riguarda i tessuti.
E’ possibile però donare solo alcuni organi, ponendo quindi un limite. Per farlo, è sufficiente parlarne ai propri cari ( à vos proches, come si direbbe in francese, ed utilizzo questa parola non a caso, più avanti vi spiegherò il perché).

Chi può donare?
Giovane o anziano, malato o in salute, non esiste una controindicazione alla donazione di organi e tessuti. I medici valuteranno caso per caso per assicurare la buona riuscita del trapianto.
Se per il cuore difficilmente si preleva oltre i 60 anni, per la cornea il limite è di 90 anni.
Per legge è vietato essere donatori (viventi) di organi prima dei 18 anni. Tuttavia, in caso di decesso di un minorenne, i genitori, o il tutore legale, possono prendere la decisione di autorizzare o rifutare il prelievo.

Come diventare donatori? Come fare per non esserlo?
Per prima cosa occorre sapere che in Francia la legge presuppone che chiunque sia un presunto donatore (consentement présumé); permettendo a chiunque lo desideri la libertà di opporsi (loi bioéthique del 2004 revisionata nel 2011). In poche parole, tutti sono donatori in assenza di rifiuto.
Per questo motivo, la cosa più importante da fare per essere potenziali donatori di organi e tessuti è parlarne con i propri cari (il termine utilizzato è proches , ovvero le persone che più sono vicine al donatore. Non si parla di famiglia per una ragione ben precisa: non è detto che questa sia la depositaria delle volontà del potenziale donatore. La persona cara potrebbe essere un vicino di casa, un collega di lavoro, il proprio compagno/a, un amico/a, insomma chiunque sia informato sulle volontà del potenziale donatore, che potrebbe esprimersi in caso di bisogno). Inoltre è possibile indicare ai propri cari esattamente quali organi il potenziale donatore è favorevole a donare o meno.
Esistono, comunque, delle associazioni che rilasciano la carta di donatore, ma queste vengono considerate ufficiose dallo Stato, in quanto ognuno potrebbe aver cambiato idea e non aver avuto tempo di annullare l’iscrizione. Tuttavia possono aiutare durante il colloquio con i proches.
Come detto in precedenza, la legge tutela il rifiuto. Attraverso la creazione del Registre National du Refus (RNR), organo consultato prima di procedere all’iter del prelievo, lo Stato Francese si accerta delle volontà del defunto. Perché il trapianto non abbia luogo è sufficiente un solo rifiuto da parte dei propri familiari per bloccare qualsiasi operazione.
Ecco, dunque, in sintesi l’iter di controllo per l’espianto degli organi:
– controllare la registrazione al RNR (presa di posizione negativa del soggetto in vita)
– contattare i cari del defunto per prendere una decisione (disposizioni positive del soggetto in vita/ negazione dei cari)
– in caso nessuno reclami la salma è lo Stato Francese che se ne prende carico (tenendo conto del consentement présumé in caso di non registrazione al RNR)

Resgistre National du Refus
Il Registro Nazionale del Rifiuto, creato a seguito della loi bioéthique, è una forma legale per lasciare le proprie disposizioni in merito a questo argomento.
L’iscrizione a questo registro è sottoposta ad una scelta del rifiuto tramite scelta multipla. La formula recita:
Mi oppongo a qualsiasi dono di elementi del mio corpo, dopo la mia morte:
– per curare i malati (trapianto);
– per aiutare la ricerca scientifica;
– per ricercare la causa medica del decesso: autopsia (eccetto le autopsie giudiziarie alle quali nessuno si può sottrarre).
Attenzione: l’iscrizione al RNR non implica il vostro dissenso al dono di organi, ma il rifiuto di donare il proprio corpo alla scienza o di subire un’autopsia.
L’iscrizione è individuale, occorre avere almeno 13 anni ed è revocabile in qualsiasi momento.
Ecco il link per iscriversi al RNR: http://www.dondorganes.fr/medias/pdf/formulaire_registre_refusvf.pdf

Donatore vivente o deceduto
Il donatore vivente, obbligatoriamente maggiorenne, può donare solo organi doppi (reni, polmoni), il fegato, i tessuti e i gameti. Il donatore vivente si manifesta direttamente alle esigenze di un trapianto, spesso di un proprio caro. In caso di non-compatibilità, l’alternativa è il dono incrociato (don croisé). Questo può essere praticato qualora ci sia una situazione simile in un’altra coppia di donatore/ricevente, per la quale il dono incrociato risolverebbe i problemi di non compatibilità. In questo caso, gli interventi verranno fissati in contemporanea, ovvero lo stesso giorno e alla stessa ora, perché nessuno possa sottrarsi all’ultimo momento.
Il donatore deceduto può essere a cuore battente (morte cerebrale) o non battente (a seguito di un arresto cardiaco). Ovviamente in questo caso, le condizioni del dono di organi cambiano e, per questo motivo, il ricevente di un organo di una persona deceduta con arresto cardiaco, dovrà firmare il consenso informato.
Lo stato di morte cerebrale fu stata definita legalmente il 25 aprile 1968, cosa che permise due giorni dopo di eseguire il primo trapianto di cuore.

Sebbene il dialogo in ambito di bioetica resti ancora aperto nel nostro paese, trovo importante documentarsi su quanto accade all’estero, specialmente quando si decide di vivere altrove. A prescindere dalla propria opinione su un argomento delicato come questo, informarsi permette di non scontrarsi con una legislazione differente in caso di un evento di questo tipo.

Fare propria la cultura del posto in cui si vive significa anche questo: essere curiosi, attenti, consapevoli ed informati. Perché fare il proprio mestiere con passione e con impegno fa la differenza, così come essere cittadini informati.

Marco

Per qualsiasi informazione: http://www.dondorganes.fr/

Il ruggito di Charlie

IL RUGGITO DI CHARLIE

Sdegno, amarezza, orrore, abominio, incredulità, RABBIA!
Sono le parole che viaggiano di bocca in bocca, da una lingua all’altra, di nazione in nazione, invadendo il mondo intero.
Quello di oggi è stato l’attentato terroristico con più morti a Parigi, dopo la seconda guerra mondiale.
Un attentato contro il settimanale SATIRICO “Charlie Hebdo”. Sembra quasi incredibile, invece è così.
In una città con così tanti luoghi sensibili al terrorismo viene colpita la redazione di un settimanale satirico, ed è subito strage. La loro grande colpa consiste nel la pubblicazione di vignette satiriche su Maometto e l’Islam, mal digerito dalla comunità islamica.
Oggi abbiamo assistito all’ennesimo atto di questi folli integralisti islamici, che non hanno perso occasione di dimostrare al mondo intero la loro infinita stupidità nel combattere una matita con una pallottola, o per meglio dire un gruppo di matite con una strage.

In un momento come questo dove le generalizzazioni sono le prime a farsi largo nella mente che metabolizza notizie di tale gravità, chiunque scriva, prima deve riflettere. Pausa di riflessione che di certo servirebbe a certi politici nostrani…

Lungi da me lanciarmi in un’invettiva contro l’Islam. I musulmani, quelli veri, soffrono questo attacco allo stesso modo di chiunque altro, religioso o laico che sia. La parte marcia, in qualsiasi ambito (religioso o politico) si traduce in forme di feroce estremismo, o, per meglio dire, di integralismo, come l’11 settembre americano ha insegnato. Ed è questo che si deve condannare fortemente, che sia islamico, cattolico o altro.
Chi mi conosce sa che mi dissocio profondamente dalla religione, seppur rispetti chi ha fede, nella misura in cui credo fermamente che ogni individuo sia libero di professare ciò che vuole nel rispetto degli altri. Tuttavia, episodi di tale ferocia mi lasciano perplesso davanti alla spietatezza di altri esseri umani.
Come raramente accade, probabilmente perché questo evento riguarda la città in cui vivo, resto sbalordito e disgustato da questi individui che in una manciata di minuti hanno fatto della loro religione un baluardo di giustizia a senso unico. Perché la morte non ammette giustizia. Infliggere morte significa tappare la bocca. E dubito profondamente che un qualunque dio possa ammettere e permettere un comportamento del genere.
Nell’era del web è inevitabile che tutto venga condiviso quasi in diretta su giornali e social network. Ciò facilita chiunque nel trovare testimonianze dure e crude. I video girati dagli altri membri della redazione questa mattina sono raccapriccianti: neanche il miglior film d’azione o l’ultimo videogioco di guerra, avrebbe potuto mostrarci una realtà altrettanto agghiacciante. Non si può fare a meno di ammutolire davanti all’esecuzione del poliziotto, ucciso senza alcuna pietà, a sangue freddo. Ma questo video non è un film in cui il bene trionfa. I secondi scorrono, l’azione finisce e la realtà si impadronisce di tutto. La realtà non è un videogioco da stoppare. E per salvarsi non basta schiacciare un pulsante o spegnere la consolle.

Oggi sono venuto a conoscenza della notizia mentre mi trovavo al lavoro, verso le 13:30, in sala operatoria. Alcuni feriti sono stati soccorsi nell’Ospedale in cui lavoro. Metabolizzare una notizia del genere che arriva a brucia pelo non è semplice: occorre organizzare un trapianto di cuore-reni, preparare la sala, sistemare il materiale; la vita continua ed esige dei ritmi che non sempre la nostra mente ci permette di tenere. I pensieri prendono il sopravvento. Primo fra tutti pensi ai tuoi cari: ti chiedi dove siano, ti sforzi di ricordarti dove possano essere, cosa possano fare, sperando profondamente che siano al sicuro. Poi, appena possibile, qualche sms e si tira un respiro di sollievo.

Poi, però, da parigino acquisito, quale sono, non puoi non pensare al luogo della strage. A quella parte dell’XI arrondissement che sei solito frequentare ed ecco che all’improvviso emerge quel forte senso di angoscia, perché ti senti colpito nel tuo spazio vitale. Questa maledetta strage non solo è avvenuta nella mia città, ma anche in uno dei quartieri che maggiormente frequento. Un quartiere normale, dove si fa la spesa, si va a bere una birra con gli amici, si pranza ogni tanto, dove si fanno compere…

All’uscita dal lavoro, molti messaggi e chiamate hanno letteralmente riempito di notifiche lo schermo del mio cellulare: in primis i miei genitori, terrorizzati all’idea che mi fosse successo qualcosa.
Li chiami, in orari in cui non li cercheresti mai, e li tranquillizzi. Sono vivo. Ferito umanamente dentro, ma vivo. Rientri e prendi il metro, noti gli sguardi degli altri passeggeri che si scrutano l’un l’altro, sospettosi e sgomenti come te. Il solito clima apparentemente indifferente nasconde malcelata tensione, come quando meno di due anni fa un folle ha sparato all’entrata della redazione del quotidiano Libération, colpendo a morte uno stagista. E sceso in uno snodo dell’est parigino, guardandomi intorno, inizio a notare i primi poliziotti in tenuta antiterroristica che squadrano i passanti. Mi sono reso conto che la paura iniziava ad essere reale, palpabile, e che l’unica cosa da fare era rientrare a casa, cancellando i miei impegni.

Le reazioni mediatiche sono state numerosissime e veloci. Il mondo intero è rimasto ammutolito da quanto accaduto, mentre volontariamente tutti coloro che sostengono Charlie Hebdo hanno deciso di radunarsi in piazza. Più di 100 000 partecipanti scesi in piazza per opporre all’orrore i propri ideali, per schierarsi in prima linea e difendere ciò che abbiamo di più caro. Perché noi abbiamo avuto il (raro) privilegio di nascere e vivere in paesi dove la libertà di pensiero e la libertà di espressione contraddistinguono l’Uomo dal fanatico.

“Je suis Charlie”

Marco Peperoni

Testi infermieristici francesi

Libri di testo consigliati.

Tra le numerose domande che mi vengono poste, quella sui libri di testo è la più frequente.

Sebbene imparare il lessico infermieristico sul campo sia la scuola migliore, come molti di voi, ho avuto anche io l’esigenza di documentarmi, acquistando dei testi specialistici.
L’obiettivo era quello di padroneggiare il linguaggio tecnico, di cui avevo avuto un’anteprima durante il periodo del mio Erasmus a Lione, per migliorare la mia comprensione sul lavoro.

Contrariamente al dizionario infermieristico in italiano e in inglese, nessun editore francese (o italiano) ha pensato di pubblicare un corrispettivo italo-francese. Le uniche pubblicazioni che fanno al caso nostro sono interamente in francese.

Il testo di riferimento, consigliato da tutti i colleghi, nonché “testo sacro” delle Ecoles Infirmiers è questo:

“Fiches des soins infirmiers”
4ème èdition avec DVD
Pascal Hallouët, Jérôme Eggers, Évelyne Malaquin-Pavan
Editeur: ELSEVIER MASSON
24€
http://www.elsevier-masson.fr/les-indispensables/fiches-de-soins-infirmiers-livre/471926/

Io ho acquistato questo libro al Salon Infirmiers 2014. Personalmente, mi è parso molto interessante e chiaro, ideale per un approccio linguistico alla nostra professione.

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Nel caso cercaste dei testi più specifici ( relativi, per esempio, ad un determinato settore) o se voleste prendere in considerazione altre pubblicazioni, vi consiglio di consultare il catalogo ELSEVIER MASSON ( www.elsevier-masson.fr/ ) ed il catalogo di EDITION LAMARRE, che propongono una serie di testi di approfondimento molto interessanti (che troverete qui:  www.espaceinfirmier.fr/livres/les-collections-lamarre/lamarre-concours.html )

Quanto a me, i testi che ho acquistato e consultato prima di prendere servizio sono due:

Il primo mi ha permesso di studiare e ripassare i termini anatomici
“La bible du corps humain”
di Jane De Burgh
Editore: Guy Trédaniel
15,11€
http://www.editions-tredaniel.com/la-bible-du-corps-humain-p-4228.html

Il secondo mi ha permesso di ripassare o imparare le diagnosi infermieristiche in lingua francese
“Manuel de diagnostics infirmiers”
di Carpenito-Moyet
Editore: Elsevier Masson
36,50€
www.elsevier-masson.fr/specialisation-post-ide/manuel-de-diagnostics-infirmiers-livre/472697/

Ovviamente la consultazione di questi libri puo’ essere più o meno necessaria in funzione dei reparti in cui troverete lavoro. Cio’ non toglie che queste letture siano un’ottima palestra per iniziare a praticare il linguaggio tecnico che diventerà il vostro pane quotidiano sul lavoro.

Buona lettura a tutti !

Marco

Pole Emploi – Istruzioni per l’uso

IL POLE EMPLOI, istruzioni per l’uso

Dopo essermi assentato per qualche tempo ritorno sul blog cedendo la penna a chi ha avuto modo di entrare in contatto col Pôle Emploi, contrariamente alla mia esperienza.

 

Che vi troviate a Parigi, a Lille o a Strasburgo, poco importa. Una volta arrivati in Francia e in possesso di un domicilio potrete far richiesta d’iscrizione al Pôle Emploi, il collocamento francese.

Questo ente non solo sostiene i suoi utenti nella ricerca di lavoro, ma permette ugualmente di trovare un impiego complementare, qualora vi interessasse, e di accedere a delle indennità di disoccupazione. Ma procediamo con ordine.

RICERCA DI UN PRIMO (O DI UN IMPIEGO COMPLEMENTARE)

L’iscrizione (che sia la prima o la seconda, poco importa) consta di due tempi. Durante la prima fase dovrete recarvi sul sito, compilando il seguente formulario : https://candidat.pole-emploi.fr/candidat/espacepersonnel/creation/situationdemandeinscription/ , alla fine del quale vi verranno proposti tre ipotetici appuntamenti. Una volta selezionato l’appuntamento a voi più congeniale non sarà più possibile modificarlo. Una lettera contenente la convocazione e la lista di documenti da presentare vi sarà recapitata al vostro indirizzo nei giorni successivi.

In genere vi verrà richiesta la cartà d’identità, la carte vitale se ne possedete una (corrispettivo francese della tessera sanitaria italana), un cv formato cartaceo e documenti che attestino la vostra precedente attività lavorativa in Francia, nel caso ne abbiate una.

Il giorno dell’appuntamento avrà luogo la seconda fase : un colloquio con un consigliere che vi aiuterà a fare il punto della vostra situazione lavorativa, suggerendovi piste di ricerca per un impiego.

Durante questa fase vi verrà richiesto se preferite essere contattati sul vostro cellulare da eventuali datori di lavoro, o se preferiate gestire le offerte di lavoro tramite il vostro profilo personale. Vi verrà ugualmente chiesto come intendete procedere al trattamento dei vostri dati sensibili : se consentirete o meno al Pôle Emploi di pubblicare il vostro nome e i vostri recapiti nella cvthèque (il loro database fornito ai datori di lavoro) o se preferite essere inseriti in forma anonima, spingendo i datori di lavoro a contattare il collocamento se interessati al vostro profilo.

Riflettete con calma alle risposte, valutando cio’ che riuscite a gestire meglio.

Se titubate nel cercare un impiego nel pubblico o nel privato, questo incontro potrà aprirvi nuove strade, aumentando i vostri i contatti. Verrete congedati con una lista di siti su cui poter cercare offerte ; oltre ad una lista di scuole di francese per stranieri, nel caso il vostro livello linguistico necessiti di migliorie.

Nei giorni a seguire riceverete al vostro domicilio una nuova lettera contenente il nuovo idéntifiant (user) e la nuova password per poter accedere al vostro account. Ogni mese sarà importante utilizzare questo spazio per comunicare al pôle emploi la vostra situazione lavorativa. L’actualisation de votre situation è un’operazione molto semplice : rispondendo ad un formulario potrete dichiarare quante ore avete lavorato, se avete frequentato una formazione o la semplice ricerca di lavoro. ATTENZIONE : dimenticare questa semplice operazione che richiede pochi minuti vi potrebbe costare la chiusura dell’account, costringendovi a ripetere tutta la procedura d’iscrizione da capo.

INDENNITA’ DI DISOCCUPAZIONE

Nel caso in cui abbiate lavorato per un tot tempo, avendo un contratto a tempo determinato (CDD), o se aveste pattuito col vostro datore di lavoro un’interruzione di lavoro volontaria, avrete certamente maturato il diritto allo chômage, la disoccupazione.

In questo caso, all’appuntamento sarà opportuno presentare il vostro contratto di lavoro, le vostre buste paga, una lettera del vostro datore di lavoro che attesti il vostro impiego e le vostre coordinate bancarie (rib). Una volta stabilita la somma, (in genere l’80% del vostro precedente stipendio) il Pôle Emploi vi verserà l’indennità di disoccupazione sul conto per un periodo (in cui non lavorate) di durata pari al lasso di tempo in cui avete lavorato.

ALTRI VANTAGGI

Nel caso in cui abbiate ottenuto durante il vostro colloquio il documento che attesta la vostra ricerca di impiego (justificatif demandeur d’emploi), oppure quello che attesta la vostra disoccupazione (justificatif chômeur), portate sempre con voi questi documenti. Esibendoli, infatti, potrete ottenere delle riduzioni sui biglietti di cinema, teatri o sugli ingressi negli impianti sportivi municipali. Per fare un esempio, gli ingressi nelle piscine comunali saranno gratuiti.

Anche in questo caso, è opportuno stampare più volte tale documento, in quanto la data recente sarà una garanzia per voi. Per ottenerne uno nuovo, qualora la vostra situazione non si sia modificata, dovrete accedere al vostro spazio personale.

 

Un grazie a Carlotta per le preziose informazioni.
Marco

Contrat à durée inderteminée! / Contratto a tempo indeterminato!

Contrat à durée inderteminée!/ Contratto a tempo indeterminato!

Finalmente ritorno a scrivere per condividere con voi una bella notizia!
Esattamente un anno fa iniziavo a lavorare nella sala operatoria del reparto di Cardio-chirurgia dell’ospedale della Pitié-Salpêtrière, avendo un contratto da stagista della funzione pubblica. Dopo una lunga attesa, è stato confermato il nuovo contratto a tempo indeterminato.

Ancora non riesco a rendermene conto perché nel nostro paese questo statuto sembra quasi non esistere più. In questo momento di bilanci, confrontandomi con le difficoltà effettive con le quali mi sono scontrato, oltre ad i sacrifici e alle rinunce (specie in termini d’affetti e di nostalgia), posso affermare che i miei sforzi sono stati ampiamente ripagati.

Devo ammettere che l’effettività del titolo non è stata così chiara ed evidente come supponevo. Conoscendo la prassi italiana, pensavo di essere convocato in prossimità della scadenza del vecchio contratto per firmarne uno nuovo che ufficializzasse la mia posizione all’interno delle risorse umane dell’ospedale. Ma, contrariamente alle mie aspettative, tutto questo non è accaduto. Lo scorso mese mi sono chiesto spesso cosa sarebbe successo, come avrei avuto modo di conoscere quali intenzioni il reparto presso cui lavoro avesse nei miei confronti.

Prima di proseguire, facciamo un passo indietro e procediamo con ordine. Nel momento in cui si viene assunti da un qualunque ente o impresa pubblica, si è sottoposti ad un contratto di stagiaire de la fonction publique, della durata di un anno. Questo tempo viene utilizzato dalla struttura che vi assume per vagliare le vostre reali competenze e capacità, specie se esercitate mestieri di responsabilità, come quelli dell’ambito sanitario. Al momento della firma vi verrà segnalato che il titolo effettivo, in questo caso quello di infermiere/a della Sanità Pubblica Parigina (AP-HP) decorrerà a partire dalla scadenza del contratto precedente. In caso contrario, ovvero se l’anno di prova dovesse disattendere le aspettative di chi vi coordina, verrete informati della cessazione del vostro rapporto di lavoro.

Nel mio caso specifico, nessuna notifica del servizio del personale mi è stata comunicata. Tuttavia, ho avuto modo di comprendere quale sia il meccanismo che permette di confermare un’assunzione. In Francia è il reparto stesso – rappresentato dal(la) caposala e dal vostro formatore – a redigere un resoconto dell’anno lavorativo in presenza dello stagista (voi stessi!). In base alla valutazione del vostro lavoro, e alla sua idoneità relativa, il sevizio compila una domanda di assunzione definitiva, firmata dai vostri referenti e da voi stessi. Quella firma è a tutti gli effetti l’inizio del vostro nuovo statuto, ovvero quello di contrattista a tempo indeterminato.

Non avendo alcuna idea delle conseguenze di questo nuovo statuto, mi sono informato con alcuni colleghi che si sono confrontati con questa procedura qualche mese prima di me. Ho scoperto, quindi, che a distanza di un mese si riceve una lettera ufficiale al proprio domicilio che conferma l’avvenuta modifica di contratto. La controprova sarà visibile sulla busta paga, in cui non si verrà più menzionati come stagisti, ma come infermieri a contratto indeterminato.

Oggi festeggio la mia nuova assunzione recandomi a lavoro con il nuovo titolo effettivo. La straordinarietà di un evento apparentemente ordinario, che dovrebbe essere vissuto da tutti, mi rende felice ed incredulo al tempo stesso. Se penso all’Italia, alla situazione che ho vissuto personalmente e alle situazioni che vivono costantemente amici, parenti e conoscenti, mi viene un nodo in gola. Il lavoro è un diritto fondamentale. Ricordando il primo maggio, appena trascorso, il mio pensiero va a tutti gli infermieri (e non solo!) che lavorano in condizioni precarie, a chi non trova lavoro e a chi vuole tentare un grande passo come ho fatto io.

Bon courage à tous,

Marco

Trovare casa a Parigi

TROVARE CASA A PARIGI

 

Per questo articolo, ho deciso di chiedere aiuto alla persona che ha facilitato il mio arrivo a Parigi, conoscendo meglio di me la burocrazia francese.
Per offrirvi un quadro quanto più completo ed esaustivo ho chiesto a Carlotta di condividere le informazioni che troverete in seguito, che spero possano essere un aiuto prezioso per tutti voi.

Nel momento in cui il vostro viaggio a Parigi diventerà una realtà concreta vi scontrerete con un problema non indifferente: la ricerca di una casa. Infatti, essere in possesso di un domicilio francese è fondamentale sotto due punti di vista: per la ricerca di un lavoro (dal momento che dovrete inserirlo sul vostro Curriculum insieme al numero di telefono francese, per dimostrare di essere presenti sul territorio; in assenza di questi dettagli, la vostra candidatura rischia di non essere presa in considerazione) e per l’apertura di un conto in banca (fondamentale per pagare le bollette e ricevere per lo stipendio!)

Ma facciamo un passo indietro e procediamo con ordine.
Per prima cosa è opportuno che sappiate che la ricerca di una casa a Parigi (più di qualunque altra città francese) è qualcosa di estremamente complicato. Non lo dico per scoraggiarvi, ma per prepararvi psicologicamente agli ostacoli che sicuramente incontrerete. Si tratta per lo più di case dalle metrature estremamente ridotte e dai prezzi incredibilmente elevati, quindi non spaventatevi leggendo i prezzi d’affitto. Esiste la possibilità di ottenere un piccolo sussidio (l’aide personnalisé au logement, abbreviato in APL, erogato dalla Caisse des Allocations Familiales, comunemente nota come la CAF), argomento che approfondirò successivamente in un altro articolo. Per ottenere questi sussidi è necessario avere un contrat de location (contratto d’affitto, in regola), senza il quale non sarete tutelati. Le sous-locations, i subaffitti, in genere sono soluzioni temporanee e prive di qualunque tutela giuridica.

Le case si dividono in diverse tipologie: studette ( mini-monolocale dai 9m2 agli 11m2, spesso con bagno in comune); studio (monolocale dai 13m2 in su); t1 (grande monolocale); t2 (bilocale); t3 (trilocale). Le colocations sono case in condivisione con altre persone. Gli appartamenti possono essere meublés (ammobiliati) o vides (vuoti). In media, a Parigi, uno studio sui 20m2 ammobiliato costa circa 700 euro, spese escluse, ovvero internet ed elettricità. Nelle altre città, invece, i prezzi sono decisamente meno elevati. Gli appartamenti raramente sono moderni e, nella maggior parte dei casi, i problemi idraulici non mancano mai. Armatevi di pazienza e di spirito di adattamento!

I contratti, in genere, si dividono in due tipi: contratti di un anno, relativi agli appartamenti ammobiliati, rinnovabili alla scadenza, il cui preavviso in caso di partenza è di solo un mese; contratti di tre anni ad affitto bloccato, relativi agli appartamenti vuoti, il cui preavviso in caso di partenza varia dai 3 ai 6 mesi in base alle condizioni del contratto che vi viene proposto.

Per prima cosa, rispondendo ad un annuncio di privati, gestori o agenzie, è opportuno che sappiate che vi verranno richieste delle garanzie. Fondamentale sarà avere un garante, ovvero qualcuno che firmi una lettera tramite la quale si assuma la responsabilità di pagare al vostro posto l’affitto nel caso voi non ne foste in grado. Il vostro garante può essere di qualunque nazionalità, ma è fondamentale che abiti e che lavori in Francia. Nel caso il proprietario vi chieda esplicitamente un garante che abbia legami di sangue con voi, non spaventatevi, sappiate che la legge francese non esige vincoli parentali, quindi chiunque potrebbe garantire per voi. Potrete far valere le vostre ragioni non facendovi cogliere impreparati!

Il dossier che vi verrà richiesto si comporrà dei seguenti documenti:

-ultime tre buste paga (vostre e/o del vostro garante, nel caso voi non ne foste in possesso), aventi un importo pari a tre volte il prezzo dell’affitto della casa; Nel caso un solo garante non fosse sufficiente a soddisfare questa richiesta, potrete sempre ricorrere a due o più garanti, presentando per ognuno di questi la lista di documenti qui elencati.

fotocopia della dichiarazione dei redditi del vostro garante (e vostra, se ne possedete una);

-fotocopia della vostra carta d’identità in corso di validità;

-fotocopia della carta d’identità del vostro garante;

-acte de cautionnement, ovvero la lettera del garante;

-attestazione d’impiego, nel caso aveste già un contratto ma non aveste ancora ricevuto il vostro primo stipendio; oppure, nel caso foste ancora alla ricerca di un lavoro, inviate l’attesto rilasciato dall’Ordre National des Infirmiers: in questo modo dimostrerete, pur non avendo ancora un impiego, che avete una professione attestata da un ente francese e che siete all’estero perché intenzionati ad esercitarla.

attestazione d’impiego del vostro garante.

Nel caso decideste di condividere il vostro logement con qualcuno (che sia un coinquilino, compagno/a, marito o moglie) dovrete includere: la fotocopia della sua carta d’identità; un’attestazione di impiego; dichiarazione dei redditi; ultime tre buste paga (se ne è in possesso).

Nel caso non aveste un garante e non sapeste come gestire questo problema vi si presentano varie possibilità: un deposito cauzionario in banca; o pagamento anticipato dell’affitto. Nel primo caso, si tratta di depositare in banca il corrispettivo di 12 mesi di affitto: in base ai contratti stipulati potrebbe esservi richiesto o di bloccare le 12 mensilità finché occupate l’appartamento (una sorta di grande caparra gestita dalla banca), oppure la banca potrebbe pagare ogni mese il proprietario al vostro posto. Nel secondo caso, invece, potreste proporre al proprietario un pagamento anticipato di tre o sei mensilità, in modo tale da aggiudicarvi l’appartamento che desiderate affittare.

Trovare casa dall’Italia è difficile, ma non impossibile. Le uniche possibilità che vi si presentano sono le seguenti: affittare una casa ammobiliata tramite l’agenzia immobiliare Lodgis.fr (i cui impiegati parlano italiano e che, per una politica interna, accetta garanti italiani); o affittare uno studio tramite il sito adele.org (per i cui appartamenti, che non sono destinati solo agli studenti, i gestori potrebbero chiedervi di pagare in anticipo le mensilità d’affitto se non possedete dei garanti residenti in Francia). O ancora, se aveste un’età compresa tra i 18 e i 32 anni, potreste provare ad affittare uno studio tramite questo sito: aljt.com, i cui prezzi sono decisamente competitivi per le medie parigine. Un’altra soluzione potrebbe essere quella di affittare una stanza o un appartamento per un periodo limitato tramite airbnb.fr per permettervi di cercare casa una volta giunti in loco.

Una volta a Parigi, potrete consultare i seguenti siti di annunci: pap.fr (sito di annunci di affitti tra privati); leboncoin.fr (per case singole o in condivisione); seloger.fr; somhome.fr, italiansonline.net, appartager.fr (nel caso cercaste una soluzione in condivisione con altre persone; il sito è a pagamento, ma è serio!). Consultando questi siti fate attenzione alle Arnacques, le truffe! Diffidate di appartamenti ben arredati e poco cari rispetto agli affitti medi, per visitare i quali i proprietari vi chiedono di pagare. Si tratta di truffe mirate a rubarvi parecchi soldi, per le quali la polizia non potrà fare niente. Diffidate di chiunque vi racconti la storia che vive lontano dalla città in cui vi trovate, che vuole che inviate un mandat cash urgent tramite la posta per farvi visitare l’appartamento dei vostri sogni: tramite un sito pirata, che emula in tutto e per tutto quello della posta, possono risalire ai mezzi per ritirare la somma di denaro depositato in posta. Siate vigili!

In più, potete consultare le pagine facebook: plan appart paris; plan appart/coloc entre potes.
Un altro consiglio utile è quello di entrare nel gruppo facebook Italiani a Parigi e provare a chiedere aiuto. E’ possibile che abbiate la fortuna di trovare qualcuno che possa darvi una mano, fornendovi le informazioni giuste!

Vi invito anche a non limitare la vostra ricerca alla sola Parigi. Esistono numerosi comuni limitrofi, serviti dal metrò, che rappresentano delle valide alternative: per esempio, Montreuil, Villejuif, Montrouge, Asnière, Ivry, Neully, Levallois-Perret, Boulogne, etc…

Il vero problema degli annunci, con cui dovrete confrontarvi, saranno le visite di gruppo dell’appartamento che vi interessa: in genere i potenziali inquilini lasciano i propri dossier in occasione della visita, cercando di aggiudicarsi l’appartamento esibendo quante più garanzie possibili. Ma non disperate, seppur non immediatamente, troverete la vostra casa! A volte basta solo spargere la voce presso qualunque conoscenza abbiate in città, altre, solo un pizzico di fortuna…

…Bon courage à tous!

Marco e Carlotta

Indirizzo e-mail valido e semplice

INDIRiZZO E-MAIL VALIDO e SEMPLICE

Al giorno d’oggi non possedere un indirizzo e-mail diventa sempre più discriminatorio, ragione per cui è importante averne uno. Anzi spesso e volentieri c’è chi ne possiede più di uno per i più svariati motivi (non funzionalità, esigenze lavorative, ecc).

Importante in una mail è il nome che si sceglie. Io stesso avevo inserito uno pseudonimo che al tempo mi piaceva, ma con presenza di trattini e nomi strani che allo spelling diventano fastidiosi.
Bene, immaginate di dover fare lo spelling del vostro indirizzo in francese. Ecco. Considerate che il vostro interlocutore è al telefono e ha difetti di pronuncia simili ai vostri. Ecco.
Che scriviate nome e cognome o quello che volete, l’importante è che sia semplice e intuitiva, oltre che libera nel dominio in cui intendete aprirla.

Una volta aperta la nuova mail non resta che inserirla beatamente ed orgogliosamente nel vostro CV.

Marco

Tessera sanitaria e Carta d’identità in corso di validità

TESSERA SANITARIA E CARTA D’IDENTITA’ IN CORSO DI VALIDITA’

Un articolo apparentemente ovvio ed inutile, ma credo che ripeterlo non faccia mai male.

Fondamentale già in patria non circolare con i documenti scaduti o non validi, figuriamoci all’estero.

Importante prima della partenza verificare tutti i documenti personali come la Carta d’identità e la tessera sanitaria. Validità, scadenza. Non solo per il soggiorno tanto quanto per il viaggio stesso per arrivare in Francia

La tessera sanitaria vi sarà utile i primi tempi in caso di bisogno. Una volta ottenuto un lavoro  dovrete poi richiedere altre tessere e coperture sanitarie aggiuntive. Il sistema francese rimborsa solo parzialmente delle spese sanitarie, per completarle bisogna associarsi ad una “mutuelle”, ma ne parlerò meglio molto più avanti. In ogni caso non potrete ottenerla prima di aver ricevuto la prima busta paga.

Perciò attenzione alle scadenze dei documenti e buon proseguo!

Marco